I verbali di Hitler. Rapporti stenografici di guerra: 1-2 [Due volumi indivisibili]

H. Heiber, F. Paoli
La Libreria Editrice Goriziana ha colmato un buco nella storiografia della II guerra mondiale in lingua italiana, pubblicando i rapporti stenografici delle riunioni fra Hitler ed i propri generali, editi in Germania fin dal 1962, a cura dello storico Helmut Heiber (1924-2003). Fu lo stesso Hitler, a partire dal 1942, a pretendere che le conferenze venissero stenografate al fine di evitare che quanto da lui deciso non fosse poi oggetto di travisamenti da parte dei propri comandanti delle tre forze armate. Purtroppo, alla fine della guerra gran parte dei fogli dattiloscritti venne distrutta dagli stessi nazisti e soltanto un migliaio di pagine fu salvato dagli americani. Malgrado le molte parti mancanti, i documenti riportati sono essenziali per capire non solo l'atmosfera nella quale si svolgevano le riunioni, ma anche le sfuriate del dittatore, che spesso si lasciava andare a fantasiose ricostruzioni di guerre passate o a ricordi personali della I guerra mondiale, dai quali traeva ispirazione per le proprie decisioni. Per quanto riguarda i rapporti con l'Italia sono di particolare interesse le annotazioni sulla battaglia di Stalingrado e sull'attacco sovietico contro l'8a armata italiana, le osservazioni sulla campagna di Tunisia ed i non sempre positivi giudizi sulla condotta del maresciallo Kesselring. Eccezionali per la storia del nostro Paese appaiono i verbali delle riunioni che si susseguirono nei giorni 25 e 26 luglio 1943, quando Hitler ordinĂ² un immediato intervento militare a Roma e l'arresto dell'intera Casa regnante italiana. E' un vero peccato che dai documenti rimasti non si possano trarre utili indicazioni sulle decisioni in merito al fronte italiano dopo il settembre 1943, soprattutto sulla Linea Gustav, ma soltanto alcuni brevi accenni sulla preparazione dell'offensiva tedesca del febbraio 1944 ad Anzio. Anche in questa occasione, balza evidente la tendenza di Hitler ad occuparsi di persona dei dettagli, fino ad arrivare a seguire il viaggio dalla Francia all'Italia di un reparto corazzato, dotato di carri armati Pantera che, secondo il dittatore, sarebbe stato determinante per una vittoria tedesca.

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